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[ domenica, 05 novembre 2006 ]// Salve.. Due parole su un fatto che mi ha incuriosito.. In Italia il barcone della giustizia stà colando a picco. Si è già al corrente delle carenze nel sistema intero, che causano processi lunghissimi, spesso senza esiti, ma ora la situazione stà diventando assurda. Non si trovano più i soldi per aggiornare e sistemare i computer, non si compra più carta e toner per le stampanti, scarseggia anche la benzina per le automobili della polizia. È un'emergenza continua, che riguarda numerose città italiane, tra cui la capitale. Claudio Castelli, attuale direttore dell'organizzazione giudiziaria del Ministro di Giustizia, fornisce le cifre: nel 2005, per 1500 uffici sono stati stanziati 167 milioni di euro, il 51% in meno dei fondi stanziati nel 2001, pari a 343 milioni. La colpa è, a suo dire, del precedente governo, il quale ha destinato sempre meno fondi, portando alla attuale situazione. Soluzione? Tra le altre cose, si vorrebbero introdurre delle sponsorizzazioni. In pratica, fare pubblicità alle aziende che si occuperano di fornire carta, benzina e inchiostro ai pubblici operatori. Così, nelle aule o negli uffici entrerebbero dei cartelli che sponsorizzano il benefattore in "maniera sobria ed equilibrata", aggiunge C.Castelli. Ma... C'è davvero bisogno di arrivare a questo? A mio dire, è un'ipotesi fantasiosa non tanto per il suo oggetto, poichè ormai la pubblicità è entrata dappertutto, quanto per il soggetto che avanza la proposta: la Giustizia dello Stato. Un organo che fà ( o almeno dovrebbe fare) dell'indipendenza e autonomia la propria pietra angolare. Accettare sponsor dai privati, è una mia modesta ipotesi, potrebbe far sorgere dei conflitti di interessi: chi processerà l'azienda che finanzia il tribunale stesso, e fornisce al giudice carta e penna per portare avanti il processo? Non si arriverebbe a uno scenario poco chiaro? Oltre a questa piccola obiezione, credo che i soldi pubblici si possano trovare, partendo dai tagli al carrozzone della politica. Un'ipotesi che ultimamente viene riproposta sempre più spesso, ma che si fatica a mettere in atto concretamente. A tesimoniare ciò stà il fatto che negli ultimi anni i costi di Palazzo Chigi sono aumentati a dismisura, a discapito delle dichiarazioni "di facciata" sui tagli degli stipendi dei politici. Ad esempio, parliamo dell'ex premier, Silvio Berlusconi. Un uomo dalle finanze infinite, è risaputo. Ciò nonostante, ora gira ben protetto da 25 guardie del corpo, che lo seguono negli spostamenti in tutta Italia: e vengono pagate dallo Stato, cioè da noi. A cosa si deve tale dispiegamento di forze? Il 27 Aprile, cioè 17 giorni prima delle ultime elezioni, la Presidenza del Consiglio ha stabilito che gli ex capi di Governo debbano conservare la scorta su tutto il territorio nazionale, al massimo della funzionalità. Nessun altro dettaglio. Ecco, questo sarebbe un costo da eliminare. Così come si potrebbe rivedere l'enorme parco macchine al servizio del Governo, 115 automobili. Il grande cortile interno non riesce più a contenerle, così che le rimanenti sono situate in una strada distante mezz'ora da Palazzo Chigi ( dunque, con un'utilità discutibile). Il numero dei veicoli è tra l'altro anche calato, visto che sino al 17 maggio erano 124. Le spese per il mentenimento di queste auto han raggiunto, nel 2005, la cifra di 2,152 milioni di euro. La fine di un'escalation, se si pensa che nel 2001 si spendvano 940 mila euro. Da lì, c'è stato un crescendo continuo. Per non parlare dei costi degli spostamenti in aereo. Si è passati dai 577.810 euro del 2002, ai 2 milioni 150 mila euro del 2005. E intanto, le auto della magistratura rischiano di restare ferme. Fonti per il post: Corriere della sera, 27 ottobre/ 2 novembre. kenigma // 22:31 // commenti (1) |
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